di Massimo Ceccon
Se mi chiedessero quale sia stata la misura più innovativa che l’Italia ha adottato in questo millennio, risponderei senza dubbio “la dichiarazione dei redditi precompilata”. Ma se mi chiedessero quale sia la mancata misura più innovativa che avrebbe potuto adottare (stando alle intenzioni e alle possibilità del Legislatore, s’intende) direi senz’altro “la riforma della democrazia diretta”.
Sì, perché il Parlamento (e i due Governi) a maggioranza relativa Movimento 5 Stelle¹ sono stati figli di una fortissima spinta populista, che portava con sé anche un altrettanto forte slancio verso la trasparenza e la democratizzazione dei processi decisionali². Alla fine, nulla di sostanziale è stato fatto. Non a livello statale, almeno.
Ma la spinta all’incremento dei progetti di partecipazione attiva non si è esaurita, e l’Unione Europea non è rimasta altrettanto immobile³.
Tornando a casa nostra, è esperienza comune che tanto più piccola e “familiare” è la comunità nella quale ci muoviamo, tanto più alla nostra portata ci sembra la possibilità di incidere nei processi decisionali (pensiamo alle famigerate chat di condominio, che in confronto la chat di un gruppo parlamentare sembra smorta).
Ed è proprio ai progetti locali di cittadinanza partecipativa che vorrei rivolgere l’attenzione, sia per dimostrare che diverse cose si possono fare anche nell’attuale quadro normativo, sia per “riflettere a voce alta” sulle potenzialità inespresse, in particolar modo nella nostra Regione. Ne citerò tre:
- Milano Partecipa si definisce la piattaforma digitale per la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Comune di Milano⁴. Si tratta di un progetto sviluppato da ormai un ventennio, che consente ai milanesi di proporre, confrontarsi ed esprimersi sui temi più vari della città (per quanto i più ricorrenti siano la mobilità e la rigenerazione urbana).
È un software basato su un progetto open source, Decidim⁵, nato in Spagna e diffusosi ormai in centinaia di realtà in tutto il mondo, che consente una facile e collaudata gestione dei processi partecipativi, delle petizioni, dei bilanci partecipati. Il Governo italiano ha adattato tale software realizzando ParteciPa⁶, anch’esso open source, che mette a disposizione delle amministrazioni pubbliche per favorire la nascita di processi partecipativi digitali. Per vederlo in azione si può guardare, ad esempio, una sua implementazione fatta dalla Città metropolitana di Cagliari: City Music Space: Musica e scenari innovativi per la città.
- a Padova dal 2021 il Comune mette a disposizione di ciascuna delle 10 Consulte di quartiere 35 mila € per coinvolgere e responsabilizzare i cittadini nella gestione del bilancio comunale. 350 mila € totali gestiti con il metodo del bilancio partecipato, quindi, che contribuiscono ad accorciare la filiera decisionale e ad avvicinare i cittadini alle “stanze dei bottoni”. Sono tanti i Comuni che adottano questo strumento (a Bologna, ad esempio, sta per compiere 10 anni) che ha beneficiato enormemente dell’avvento del digitale, senza per questo far venir meno i momenti di confronto vis-à-vis;
- la Regione Puglia (e non è l’unica) si è dotata di una Legge regionale prima e di un portale web poi per la partecipazione delle cittadine e dei cittadini ai processi decisionali che interessano il loro territorio. Non solo consultazioni sì/no, ma veri e propri processi partecipativi come quello che, proprio in questi giorni, riguarda la definizione del nuovo Piano Regionale delle Politiche Sociali 2026-2028.
Insomma, ormai le buone pratiche di partecipazione sono numerose e collaudate a molti livelli e a diversi gradi di complessità.
Il digitale ha aperto le porte a processi di interazione tra le persone che erano inimmaginabili sia per diffusione che per velocità non solo ai nostri genitori, ma anche a noi stessi da ragazzi. Complice la crescente alfabetizzazione informatica e la diffusione dell’identità digitale dei cittadini, sembra proprio che a mancare sia “l’ultimo miglio” da parte delle pubbliche amministrazioni locali.
La nostra Regione, il Friuli Venezia Giulia, gode dell’autonomia statutaria in materia di ordinamento degli Enti locali, che sostanzialmente sfrutta per copia-incollare la normativa nazionale, salvo quando occorre ampliare il numero di enti e/o di cariche elettive. Pensate, anzi pensiamo, a quanto si potrebbe fare…
+ Note +
- I risultati delle elezioni politiche del 2018 hanno visto attribuire 339 Parlamentari al Movimento 5 Stelle sui 945 allora eletti.
- “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”.
- futurium.ec.europa.eu e citizens-initiative.europa.eu
- fonte: partecipazione.comune.milano.it/pages/milanopartecipa-presentazione
decidim.org
partecipa.gov.it

Massimo Ceccon
Analista
Udinese di nascita, dove vivo con la mia famiglia. Lavoro a Trieste.
Analista chimico di professione, appassionato di astrofisica e tecnologia.
Passo la vita a osservare con curiosità e mettere in discussione tutto, dalle molecole alle idee, senza dogmi.



