di Stefano Cercelletta
NanoValbruna è un festival fatto da giovani per i giovani.
Questo significa letteralmente che è nato da me e da un gruppo misto di familiari e amici nel 2020, con la voglia di lasciare un impatto positivo sul nostro pianeta — ma anche con la paura di venire sovrastati e schiacciati dai problemi del nostro tempo.
Un po’ per paura, un po’ per rabbia — perché non vedevamo un cambiamento tangibile ma anzi un mondo che più o meno lentamente andava in una direzione sbagliata — e forse anche un po’ per pazzia, ci siamo uniti e abbiamo creato, ideato, portato in vita questo progetto. All’inizio era molto semplice: noi, Valbruna come luogo per restare in contatto con la natura, e qualche ospite che personalmente trovavamo interessante, con cui avevamo piacere a condividere idee e opinioni.
Il nome “Nano” racconta bene anche come siamo nati.
Nel 2019 alcuni di noi sono andati a Gagliato, un piccolo paese in Calabria, dove si teneva un forum che si chiamava NanoGagliato. È stata un’esperienza che ci ha colpiti molto, perché ci ha fatto capire che si possono organizzare eventi di livello internazionale anche in luoghi piccoli, lontani dalle grandi città e che, anzi, proprio questo può essere un vantaggio. Quando poi, nel 2020, abbiamo deciso di creare qualcosa di nostro, quel modello ci ha ispirati: da lì è nato NanoValbruna.
All’inizio avevamo un problema di fondo: non avevamo una rete di contatti. Eravamo una decina di ragazzi, la maggior parte ancora all’università, quindi senza grandi agganci. Come potevamo, in piena pandemia, contattare grandi ricercatori e scienziati anche solo per una videoconferenza? È stato proprio grazie al legame con NanoGagliato che siamo riusciti ad avere ospiti di rilievo, che ci hanno aiutato a far partire il festival.
Se poi oggi NanoValbruna è arrivato dov’è, è perché dopo il primo anno ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito due cose: che ci era piaciuto, e che, tutto sommato, eravamo anche abbastanza bravi a farlo. Avevamo creato il nostro “Nano” mondo in quanto se è vero che il mondo è fatto dalle persone che lo abitano, allora quando metti insieme, nello stesso luogo, scienziati, imprenditori e giovani (tutti immersi in un contesto come Valbruna) è inevitabile che un impatto lo crei.
Soprattutto perché non siamo in una grande città, dispersiva e anonima, ma in un piccolo paese, dove “il grande impatto” lo fai già quando vedono arrivare decine di giovani in valle.Ma l’impatto non è solo sociale: è anche ambientale e culturale.
Grazie a questo siamo riusciti a creare un mondo in contatto con la natura, un contatto che oggi stiamo perdendo, ma che ci ricorda ogni volta quanto le nostre azioni abbiano un effetto concreto sul clima e sull’ecosistema in cui viviamo.
Detto questo, dopo il secondo anno ci siamo messi in proprio: abbiamo fondato ReGeneration Hub Friuli e ci siamo posti una domanda chiara: come possiamo lasciare un segno tangibile di cambiamento e di innovazione?
La risposta, in fondo, era semplice: le imprese ma l’esecuzione non altrettanto.
Se sono le imprese ad avere un impatto così forte sul pianeta, come possiamo aiutarle a cambiare? O meglio, come possiamo aiutarle a innovare?
È proprio da questa sfida che nel 2022 è nato il BAITE Award, il nostro contest che premia le migliori idee e startup innovative, quelle capaci di portare un cambiamento sostenibile nelle imprese e, di conseguenza, nella società. Non è solo un contest, ma anche un percorso formativo intensivo di una settimana, in cui insegniamo ai ragazzi — o meglio, agli imprenditori del futuro — come fare impresa in modo sostenibile.
Ed è stata una risposta vincente. Proprio quell’anno incrociamo la strada di Aymann, il responsabile dell’MSME Day, a cui il nostro progetto piace moltissimo. Decide così di invitarci per i due anni successivi a New York e a Ginevra, alle Nazioni Unite, in occasione dell’MSME Day. Una coincidenza e un colpo di fortuna, certo… ma si sa, la fortuna tende a baciare gli audaci.
Ma anche l’aggiunta del contest, dopo un po’, non ci bastava (vi ho detto che siamo un po’ pazzi…)
Certo, era un approccio razionale, concreto, utile… ma ci mancava qualcosa. Ci mancava la creatività, la parte che ti permette di raccontare quello che stai facendo, ma anche il mondo che ti circonda, i problemi che lo attraversano, e soprattutto il territorio che stiamo vivendo. Da qui, due anni fa, è nata la nostra residenza artistica: Frame The Change, una settimana per creare cortometraggi con il solo uso dello smartphone. Un modo per dare voce a nuove storie, nuovi sguardi e nuovi modi di leggere il futuro.
Siamo così arrivati a sei edizioni di NanoValbruna, quattro anni di contest per startup, due anni di residenza cinematografica, due inviti alle Nazioni Unite, a New York e Ginevra.
E soprattutto, la cosa più importante, in questi anni ognuno di noi ragazzi ha trovato la propria passione, e ha iniziato a capire cosa fare del proprio futuro.

Stefano Cercelletta
Event Manager
Studente di Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Speaker alla MSME Day all’ONU a New York nel 2023 e a Ginevra nel 2024, nonché all’European Forum Alpbach 2023. Ha collaborato al progetto farina da vinaccia con Nonino Distillatori e Green Spot Technologies.
All’interno di ReGeneration Hub Friuli di cui è co-fondatore è organizzatore del forum NanoValbruna, coordinatore del contest per startup BAITE Award e del panel sulla rigenerazione urbana.



