Quando l'”estrema sinistra” diventa un alibi

5 Gennaio 2026

di Antonella Fiore

Ogni volta che nel dibattito pubblico si entra nel merito di temi complessi – mobilità, sosta, uso dello spazio pubblico, sostenibilità urbana – una parte dell’opposizione sceglie una scorciatoia ormai collaudata: evocare lo spettro dell’ “estrema sinistra”.

È accaduto anche in questi giorni, parlando di una possibile modifica del piano della sosta, arrivando a sostenere che il sindaco sarebbe “sotto scacco” di questa presunta area politica.

Il problema è che questa “estrema sinistra” non viene mai definita. È un’etichetta generica, comoda, che finisce per inglobare tutto ciò che non rientra in una visione rigida e semplificata della città.

Dentro ci finiscono liste civiche, esperienze amministrative, cittadine e cittadini che chiedono equilibrio tra esigenze diverse: chi vive in città, chi ci lavora, chi la attraversa ogni giorno.

Associare automaticamente temi come la mobilità sostenibile o la riqualificazione degli spazi pubblici a un’ideologia “estrema” è un’operazione scorretta. Si tratta di questioni trasversali, affrontate da amministrazioni di segno politico diverso in moltissime città italiane ed europee, perché riguardano la qualità della vita urbana, non l’appartenenza a uno schieramento.

Questo uso disinvolto delle etichette ha un obiettivo preciso: spostare il confronto dal merito delle scelte alla costruzione di un nemico.

Non si discute se una misura sia utile, equilibrata, migliorabile; si preferisce delegittimarla attribuendole un’origine ideologica che non ha.

Ma governare una città richiede l’esatto contrario: capacità di ascolto, gradualità, confronto tra posizioni diverse.

Anche il tema della sosta – come quello della mobilità nel suo complesso – va affrontato dentro un quadro più ampio, con responsabilità e senza forzature, non ridotto a una battaglia identitaria.

Continuare a evocare un’ “estrema sinistra” indistinta ogni volta che si apre una discussione sulla città è una scorciatoia politica che non aiuta nessuno. Serve forse a tenere insieme un racconto identitario, ma non a governare la complessità.

Udine ha bisogno di scelte ponderate, di confronto vero, di visioni capaci di tenere insieme interessi diversi senza trasformarli in contrapposizioni ideologiche.

Le etichette possono funzionare nei titoli polemici.

Le città, però, si amministrano con responsabilità.

Antonella Fiore

Antonella Fiore

Consigliera comunale Spazio Udine

Consigliera comunale e Presidente di Spazio Udine, impegnata nell’associativismo del terzo settore, volontaria da venti anni nel Circolo Arci MissKappa di Udine, dopo essere stata presidente dell’Arci di Udine e Pordenone dal 2008 al 2018. Coordina l’ufficio amministrazione della cooperativa sociale Hattiva Lab di Udine.

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