L’epoca in cui Udine correva sui binari è destinata a rimanere solo un ricordo?
Molti cittadini ricordano con affetto il tempo in cui Udine era percorsa dai binari del tram. Quella non era solo una suggestione del passato, ma un sistema di trasporto che garantiva efficienza e connessione.
Dal 1887, la nostra città è stata un esempio di avanguardia. Grazie all’intuizione di Arturo Malignani, abbiamo avuto una rete tranviaria elettrica già nel 1906: la Linea 1 che collegava la Stazione all’Ospedale e la Linea 2 che portava da Piazza Libertà fino a Santa Caterina. E non finiva qui: il tram bianco per Tarcento e Tricesimo e la linea per San Daniele rendevano Udine il cuore di un territorio interconnesso. Gli udinesi scherzosamente chiamavano il tram la “Vacje” (“la mucca”, in lingua friulana).
Eravamo moderni, eravamo connessi. Poi, qualcosa si è rotto. Il 31 dicembre 1952 l’ultimo tram urbano ha spento i motori, seguito nel 1959 dalle linee extraurbane.
I tram non sono stati smantellati perché non funzionavano, ma perché l’Italia di allora aveva deciso che il futuro dovesse essere solo asfalto e automobili. Abbiamo rinunciato ai binari per fare spazio al traffico.
Oggi, quella visione è superata. E noi ci ritroviamo con un trasporto pubblico che non soddisfa nessuno: ritardi, linee che non coprono i nuovi bisogni della città e una qualità del servizio che sembra lontana anni luce dagli standard europei. In più, Udine è l’unico caso in Regione dove il trasporto pubblico è gestito all’80% da privati. Siamo l’unica realtà in Friuli Venezia Giulia a vivere questa anomalia, e i risultati – purtroppo – sono sotto gli occhi di tutti.
Guardare l’Europa per tornare grandi
Mentre noi restavamo fermi, le città simili a noi hanno fatto la scelta opposta. In Europa, 43 città con meno di 150.000 abitanti usano con successo il tram:
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Besançon (Francia): 117.000 abitanti (come Udine), ha un tram moderno dal 2014 che ha rigenerato l’intera città.
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Lund (Svezia): Meno di 100.000 abitanti, ha inaugurato la sua rete nel 2020.
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Padova: Sta realizzando il sistema SMART, un investimento da oltre 415 milioni di euro. Quasi il 90% di queste risorse arriva da fondi nazionali e ministeriali. Padova non ha usato i soldi dei propri cittadini, ma ha saputo intercettare i finanziamenti perché aveva un piano.
Il PUMS: la strada meno poetica, ma l’unica reale
Se vogliamo che il trasporto pubblico torni a essere un’eccellenza, non bastano i desideri. Per la prima volta nella sua storia, il Comune di Udine si dota di un PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile).
Perché il PUMS è fondamentale? Non si tratta di un semplice adempimento burocratico, ma dello strumento strategico indispensabile per:
- mappare i flussi reali, ovvero capire dove la gente va e di cosa ha bisogno oggi, nel 2026, non nel 1950
- avere una visione d’insieme in modo da permetterci di coordinare il trasporto pubblico con le piste ciclabili, le aree pedonali e i parcheggi in struttura
- accedere alle risorse nazionali. Senza un PUMS approvato, infatti, i Comuni non possono partecipare ai bandi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) dedicati al Trasporto Rapido di Massa (TRM)
Conclusa la finestra del PNRR, la strada per realizzare grandi infrastrutture passa attraverso i canali di finanziamento strutturali.
- Fondi Ministeriali TRM (Trasporto Rapido di Massa): il Ministero stanzia periodicamente risorse ingenti per le città che presentano progetti di sistemi a guida vincolata (tram, filobus, metropolitane leggere).
- Fondi Europei di Coesione: risorse destinate alla decarbonizzazione dei trasporti e alla riduzione delle emissioni di CO2.
- Partenariati e accordi di programma: Udine si pone anche l’obiettivo di poter intercettare questi flussi finanziari grazie a una progettazione tecnica di alto livello, proprio come fatto da altre medie città europee.
Lo so, la sigla non è poetica come la “Vacje” e non ha il fascino dei binari in Piazza Libertà. Ma il PUMS è la nostra unica strada. Il PUMS è il “motore” nascosto che può dare nuova linfa al trasporto pubblico, con cambiamenti anche profondi (e perché no, magari anche un Tram). Certo, potrebbe rimanere solo un sogno, di sicuro non accadrà domani mattina e non sarà un percorso immediato, ma è l’unico modo per smettere di guardare le vecchie foto in bianco e nero e iniziare a costruire una città contemporanea.
Facciamo in modo che quella nostalgia diventi l’energia per costruire, insieme, la Udine di domani.



