Dove vanno le città e dove possiamo farle andare
Lo spazio urbano è un tema di partenza imprescindibile per lo sviluppo di ogni ragionamento più ampio sul ruolo e sul futuro della città. Non è solo questione di estetica e non è nemmeno solo un problema di mera funzionalità: ripensare lo spazio pubblico è un tema centrale per ripensare non solo la città, ma anche la vita di ognuno, in modo più inclusivo, efficiente, contemporaneo e sostenibile.
Per questo motivo, il mio impegno, a partire da quello civico, è iniziato da questo tema. E per questo motivo anche oggi da amministratore mi confronto con chi porta avanti soluzioni innovative e buone pratiche, in Italia e all’estero, per costruire il futuro delle città.
Nelle città, già attualmente, vive la maggioranza della popolazione, un dato destinato a salire al 70% entro il 2030 e che ci impone di ripensare gli spazi pubblici in termini di qualità, accessibilità e gratuità in modo che siano anche custodi di valori ambientali e sociali.
Sono stato a Milano per Future4Cities organizzato da Will Media, un’occasione di confronto con altri amministratori, tecnici e portatori di interesse, persone che ragionano su cosa fare e come fare per cambiare le città per migliorare la loro vivibilità.
Ho avuto la possibilità di ascoltare tanti interventi che hanno evidenziato l’importanza di redistribuire lo spazio per mettere al centro le persone, a fronte di una presenza automobilistica prevaricante.
“La libertà non è, come dicono alcuni, poter guidare ovunque. La libertà consiste nel poter andare ovunque senza un’auto” come afferma Janette Sadik-Khan, una delle massime esperte mondiali in materia di trasporti e trasformazioni urbane.
Tra gli esempi più interessanti quelli della Spagna, che ha previsto il limite di 30km all’ora in tutte le strade urbane, ad eccezione di quelle ad alto scorrimento. Scelte che evidenziano come, dopo i casi di diverse città francesi e tedesche di cui vi avevo raccontato quest’estate, tutta l’Europa si stia muovendo nella stessa direzione.
Salvador Rueda medico prestato alla politica, ha raccontato l’esempio dei “super isolati” di Barcellona, l’ex assessore alla viabilità di Valencia, Giuseppe Grezzi italiano che vive in Spagna, ha spiegato i progetti di mobilità sostenibile realizzati negli ultimi otto anni che hanno portato la città a vincere l’European Green Capital Award 2024 per aver realizzato obiettivi ambiziosi nei temi della salvaguardia ambientale.
In entrambi i casi l’obiettivo è una maggior regimentazione del traffico automobilistico e la creazione di luoghi sicuri e pedonali, in cui troveranno spazio il verde, la cultura e le attività economiche di prossimità.
Un caso studio di grande interesse è quello di Pontevedra, comune spagnolo con 83.000 abitanti, conosciuta in tutto il mondo come la città senz’auto già dal 2001. La circolazione di automobili in tutta la città non oltre i 30 chilometri all’ora e i parcheggi spostati quasi tutti a dieci minuti dal centro. L’accesso al centro storico è stato limitato ai residenti dotati di un garage privato, alle emergenze e ai servizi di consegna. Il risultato? Inquinamento ridotto del 95% e azzerata la mortalità sulle strade. I bambini vanno a scuola a piedi, è aumentata la natalità, la salute delle persone è migliorata e sono fioriti i negozi di quartiere.








