Sulla guerra, le derive autoritarie e le soluzioni semplici a problemi complessi

22 Giugno 2025

Svegliarsi la domenica mattina e leggere come prima notizia delle bombe degli Usa sull’Iran. Un altro atto in una guerra che ormai percepiamo sempre più vicina, e che ci lascia sgomenti.

Di fronte all’escalation degli ultimi anni – e ancor più degli ultimi mesi – non è facile mettere in ordine i pensieri. Ma provo a condividere qualche riflessione.

LA QUESTIONE NUCLEARE AL BIVIO: DIPLOMAZIA O GUERRA
Un punto fondamentale: dobbiamo evitare che nuovi Paesi sviluppino armi nucleari.

Per farlo, le strade possibili sono sostanzialmente solo due: quella diplomatica o quella militare.

Nel 2015, l’amministrazione Obama aveva firmato un accordo in cui l’Iran si impegnava a utilizzare l’energia nucleare solo a fini civili. Accordo firmato da: USA, Iran, Unione Europea, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania.

Nel 2018, Trump ha abbandonato quell’accordo, definendolo “pessimo” e aumentando le sanzioni verso l’Iran. Da allora, anche l’Iran ha iniziato a violarlo. E siamo arrivati ad oggi, dopo le violenze tra Russia e Ucraina, Israele e Gaza, fino appunto all’Iran.

L’accordo del 2015 era davvero così sbagliato? La larga parte degli analisti non è di questa opinione. Ma anche se fosse stato imperfetto, la strada da percorrere era senza dubbio quella diplomatica.
Era difficile? Certamente. Ma era necessario.

NON ESISTONO SCORCIATOIE A PROBLEMI COMPLESSI
È importante ricordarlo: i problemi complessi non si risolvono con soluzioni semplici e in un istante.

Lo sappiamo tutti, anche nella vita quotidiana. Lo vedo anche nel mio ruolo di amministratore: molti cittadini vorrebbero risolvere problemi annosi in pochi mesi e con decisioni rapide. Piacerebbe anche a me, ma promettere soluzioni miracolose sarebbe irresponsabile. La strada è quella di più azioni concrete che si attuano in momenti diversi e che sono coerenti tra loro.

Il mio compito è spiegare che servono tempo, serietà e coerenza per arrivare a risultati duraturi. È faticoso, ma è l’unico modo per agire davvero, non solo per fare annunci.

Oggi, in un’epoca in cui tutto è veloce, frammentato, comunicato per slogan, vincono spesso i messaggi più semplicistici. Ma mai si traducono in azioni concrete che producono i risultati sperati.

LA SFIDUCIA NELLA SOCIETÀ E IL RISCHIO DELL’AUTORITARISMO
Non biasimo i cittadini sfiduciati. Viviamo in un clima di diffidenza diffusa, spesso convinti che il sistema sia corrotto o “truccato”. È una sensazione che, prima o poi, abbiamo provato tutti, specialmente quando ci siamo sentiti vittime di ingiustizie.

Ma dobbiamo chiederci: siamo condannati a una politica fondata sul risentimento sociale e sulla “lotta tra poveri”?

Io non lo credo. Ma per evitarlo serve uno sforzo ambizioso e impegnativo, da parte di tutti.

Dobbiamo approfondire, pensare, resistere alla tentazione degli slogan facili.

E ricordare che l’autoritarismo non è vera leadership, è il suo contrario. Urlare più forte dell’avversario non è una soluzione ma solo lo schema utilizzato da populismi e regimi autoritari e possiamo vedere plasticamente che non porta ai risultati sperati. E oggi, con un Trump senza freni, ne abbiamo la riconferma.

COSA POSSIAMO FARE?
È molto difficile capire cosa fare, quindi possiamo perlomeno iniziare da cosa evitare. Ad esempio, occorre imparare a distinguere tra verità e menzogna, evitare di lasciarsi condizionare da slogan spinti dagli algoritmi e invece studiare, approfondire, saper selezionare le fonti di informazione, capire che la cultura e l’istruzione non sono nemici ma sono le uniche armi che come cittadini abbiamo per difenderci.

Difenderci da cosa? Dalla strada che porta alla guerra. Forse l’unica cosa su cui tutti siamo d’accordo di non volere.

PENSARE STANCA, MA È NECESSARIO
Pensare richiede fatica, ma è indispensabile. Solo così è possibile sviluppare un pensiero di lungo periodo che permetta di immaginare un mondo diverso, inclusivo e sicuro, oltre a capire come progettare e attuare azioni concrete già nel breve periodo per iniziare ad ottenerlo.

Azioni, non slogan semplicistici disattesi il giorno dopo.
Azioni che puntino all’internazionalismo, alla solidarietà tra popoli, alla diplomazia al posto della vendetta armata.
Azioni per l’emancipazione collettiva, non per l’ingordigia di pochi.
Difficile e faticoso, senza dubbio.

Ma la vera pace -che non è soltanto l’assenza di guerra – è un’azione collettiva che inizia da ognuno di noi, come cittadini consapevoli che esistono alternative all’egemonia del sovranismo e all’uso delle bombe per risolvere i problemi.

trump

Forse ti può interessare