La città va progettata a partire dai più vulnerabili, come i bambini, gli anziani, le persone fragili. Noi viviamo in città che, nel secolo scorso, sono state pensate in dimensione auto-centrica. L’automobile è uno degli elementi, ma non può essere l’unico.
Sono consapevole che innovare questa visione della città, che da auto-centrica diventi persona-centrica, sia una sfida difficile. Siamo talmente abituati a narrazioni fuorvianti che è entrato addirittura nel linguaggio comune affermare che una persona è investita da un’auto, invece che da un automobilista. Senza contare poi le giustificazioni che in molti trovano all’investitore e le accuse che invece rivolgono alla vittima.
È sempre la vittima ad essere distratta, disattenta, a guardare il cellulare, ad attraversare la strada troppo in fretta o senza guardare. Certamente in molti casi può essere vero, gli incidenti purtroppo capitano. Ma troppo spesso in molti ci dimentichiamo che noi tutti siamo sia pedoni, che ciclisti che automobilisti, a seconda del momento e forse troppo spesso ci dimentichiamo che, quando siamo alla guida di un’automobile, abbiamo in mano un mezzo che può trasformarsi in un mezzo di morte.
La nostra visione di città vuole mettere al centro le persone, non le auto. L’attenzione da parte di noi tutti quando siamo alla guida di un mezzo come l’automobile deve essere maggiore, tanto più in situazioni di scarsa visibilità come in caso di pioggia e la velocità deve essere ridotta, motivo per cui in molte città associazioni di cittadini stanno chiedendo l’applicazione del limite di 30 km orari in modo sempre più diffuso.
Mi auguro che il ragazzino investito in via Crispi si riprenda al più presto, come quello investito pochi giorni fa sulla rotonda di Chiavris e invito tutti a non fare speculazioni e sciacallaggi su incidenti che coinvolgono bambini e famiglie.
Udine, 4 ottobre 2024



