C’è una città che cresce senza fare rumore. Una città che si fa spazio senza gridare. Neppure si nota, se nessuno la mostra e ne parla.
Oltre a crescere, è una città che cambia. Una città più gentile, accogliente e vivibile, che mette le persone al centro, a partire da quelle più vulnerabili, come le bambine e i bambini, che però saranno gli adulti di domani, quelli che decideranno il futuro del pianeta, a partire da quello che è stato loro lasciato.
È nostra responsabilità permettere, favorire e accompagnare questo cambiamento. Spesso ci dimentichiamo che le piazze e le strade sono spazi pubblici, perché la maggior parte delle città del mondo sono state assorbite e omologate da una cultura automobilistica prevaricante.
Oggi però in tante città italiane e del mondo le persone stanno chiedendo che gli spazi pubblici non siano spazi esclusivamente per le auto.
Quello che in tanti stanno facendo, quindi, non è chiudere le strade e le piazze alle auto, bensì aprirle alle persone restituendo significato, valore e peculiarità ai luoghi.
Negli scorsi giorni, ad esempio, mi è capitato di vedere un ragazzino giocare con un pallone in piazza Garibaldi. Le foto, alcune scattate da me, altre prese dai social, immortalano alcuni momenti della giornata regionale della lettura. Gli studenti della Manzoni hanno letto il loro libro preferito e hanno appeso note colorate sugli ulivi che abbiamo messo in piazza Garibaldi, accanto alle panchine.
Per cambiare la città serve cambiare gli spazi, sperimentando le possibili soluzioni prima degli interventi definitivi.
Vogliamo far crescere e cambiare la nostra città?
Anche se non fa rumore.
Udine, 27 ottobre 2024



