Il futuro è delle città. Oggi il 50% del mondo vive nelle città. Le statistiche dicono che nel 2030 questa percentuale arriverà al 70%. È quindi evidente che attraverso le città si determina il nostro futuro, in risposta alle grandi sfide contemporanee, a partire dal cambiamento climatico.
Per avere voce nel nostro futuro è indispensabile diventare pienamente città. Viceversa, rimarremmo solo periferia, serbatoio di altri centri che decideranno al posto nostro.“Essere città” significa essere riferimento di un territorio o, più in generale, essere un punto focale, un luogo di convergenza e non di semplice transito.
Significa diventare attrattivi per i giovani, che vogliono creare impresa e futuro. Significa diventare attrattivi nel quotidiano ed essere un luogo vivibile per chi vive già qui e qui decide di invecchiare.Significa diventare attrattivi per il Friuli, ma non solo. La nostra casa è l’Europa.
Abbiamo i vantaggi di una città media in una posizione strategica, con alcune eccellenze. Abbiamo un’università nata dal territorio, industrie manifatturiere importanti, innovazioni culturali come il far east film festival. Abbiamo un notevole patrimonio storico, culturale e linguistico. Abbiamo una posizione strategica di confine ancora poco valorizzata. Siamo dentro i corridoi di comunicazione transfrontalieri: Udine e Trieste sono nodi del corridoio Baltico Adriatico.
Cos’è che ci manca allora? Abbiamo bisogno di rafforzare tutte le caratteristiche proprie di una città, con un po’ di coraggio in più, provando a essere più innovativi, guardando più al futuro che al passato, sperimentando il cambiamento, aprendoci a nuove idee, stimolando la creatività. Abbiamo bisogno di rinnovarci e di aprirci a nuove possibilità e opportunità.
Ho sempre pensato che la piccola grande rivoluzione verso una dimensione di vera città inizi da un cambiamento dello spazio pubblico urbano. D’altra parte, se tutte le città europee, grandi medie e piccole, stanno andando in questa direzione, un motivo c’è.
Serve valorizzare gli spazi pubblici, che devono essere sempre più accessibili, inclusivi e sostenibili, e quindi non sprecare inutilmente spazio con modelli di mobilità vecchi e poco attrattivi per i cittadini di domani. Cambiare il modo di muoversi e di vivere la città, con i mezzi privati che rispettino i luoghi, le altre possibilità, le attività, i diritti.
È il nostro cambio di comportamento a consentirci di ricreare una nuova, meravigliosa e inaspettata città. Perché da contesti e spazi inclusivi e sostenibili nascono nuove e inaspettate occasioni di futuro. Una Città Serendipica è il luogo dove la casualità si trasforma in opportunità, dove l’esplorazione urbana porta a scoperte inattese e l’innovazione nasce dagli incontri fortuiti.Udine può essere una nuova città delle rogge, dei giardini e delle piazze, ma anche di chissà quali altre attività che noi udinesi potremo creare in spazi pubblici rinnovati e adattati a un luogo che vuole essere pienamente città.
Una città con più spazi verdi, più luoghi da vivere a piedi o in bicicletta. Una città con quartieri più salubri in cui si possa accedere a piedi a quasi tutti i servizi, dove non essere costretti a spostarsi per accedere ai bisogni essenziali, e non solo una città dove si può andare ovunque in macchina. Una città dove sia possibile avere libertà di scelta.Questo è il mio augurio a Udine e a tutte e tutti voi per il 2025: riuscire insieme a immaginare – e anche a realizzare – un modello di città che si sposa perfettamente con chi a Udine già ci vive ma anche con chi sceglie di venire a viverci.
Udine, 1° gennaio 2025



